APGitalia: sorry to keep you waiting :(

sorry

È trascorso qualche mese dall’aperitoffee in cui un gruppetto di planner si è riunito per “creare qualcosa” attorno allo strategic planning italiano. Alcuni si sono dedicati ad un primo censimento dei planner in Italia Altri invece, hanno avviato una prima discussione per provare a definire una bozza di lavoro, un white paper su ruolo, obiettivi e strategia di un’APGitalia.

I mesi scorsi non sono stati improduttivi, anzi sono serviti soprattutto a far emergere ancora più forte questa volontà. Mano a mano che si entrava nel vivo delle idee e nella loro concretezza, però sono stati anche evidenziati dubbi giusti e problematiche reali attinenti al cosa fare. Alla fine, dopo aver rimesso in discussione perfino l’opportunità di creare qualcosa, abbiamo ritenuto che valesse la pena provarci.

Una cosa chiara, emersa nei nostri dibattimenti, è che il lavoro dello strategic planner sia tanto chiaro nella sua essenza quanto eterogeneo e sfumato nelle diverse espressioni che può assumere, al punto che sembra veramente difficile ingabbiarlo in una definizione, costringerlo all’interno di certi parametri, o perfino identificare un qualcosa attorno al quale aggregare le persone. La cosa non dovrebbe sorprenderci: appartiene con ogni probabilità al dna di ciascuno di noi in quanto planner ;)

È arrivato quindi il momento di allargare il confronto e di estendere la decisione a più persone possibile. Con la stesura di questo whitepaper sull’APGitalia, il nostro incarico iniziale si è esaurito. Il documento allegato è la discussion guide per consentire a tutti di riflettere, vagliare e contribuire attivamente e concretamente al miglioramento di questo paper. E questo blog, apgitalia vuole essere lo spazio preposto ad accogliere commenti e contributi. L’idea è di lasciare la discussione aperta per le prossime 2-3 settimane, con l’obiettivo finale di rivederci di persona agli inizi di novembre per un incontro risolutorio e l’auspicata partenza del progetto.

in allegato troverete il APGitalia_whitepaper2007 e un’ipotesi di APGitalia_pianodilancio da scaricare.

Spero che apprezzerete lo sforzo iniziale e soprattutto che ci sia la voglia di rispondere all’invito e contribuire effettivamente alla partenza di questo progetto in cui tutti noi crediamo.

gli autori: valerio franco, luca vergano, stefano augello, pietro cirsone.

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12 Risposte a “APGitalia: sorry to keep you waiting :(”

  1. luca de fino Dice:

    valerio. complimenti. ho dato una lettura veloce ai documenti e mi sembra ci sia tutto. me li porto a casa nel w.e e ci ragiono. un unico dubbio. e’ il caso, in questo momento “fondativo” lasciare questo blog “in chiaro”?
    forse sarebbe opportuno assoggettarne la consultazione a username e password?
    a presto
    luca

  2. apgitalia Dice:

    luca, credo che in questa fase tutti debbano esprimersi senza vincoli di sorta. L’unico vincolo è nei commenti, che per non so quale ragione richiedono un nick e email la prima volta che si commenta su questo blog. Per il resto starei libero e in chiaro.

    v

  3. karim Dice:

    la montagna partorì il topolino

    parole tante, idee originali poche e scarse
    NON CI STO A FARE UN TERZO POLO
    io sono planner, ma anche account e creativo
    non mi voglio mettere in contrapposizione a nessuno
    sento puzza di art directors club e mi viene l’orticaria

    nè ho bisogno di un mini sindacato con quota associativa
    (mi compro un libro in più piuttosto)

    quindi o si fa una cosa aperta a tutti
    architetti, pubblicitari, fotografi, pornostar

    o come ha detto il grande Mussi alla convention dei “democratici”
    compagni io scendo qui

    grazie lo stesso

    karim

  4. apgitalia Dice:

    In realtà il punto è che questo non è un parto.
    Questa vorrebbe solo essere la prima cellula, per continuare su questa metafora.

    La direzione non è tracciata, se non per sommi capi.

    Anche tra noi quattro ci sono idee diverse su come indirizzare il tutto, ma alla fine ci siamo trovati d’accordo - visto che ci eravamo assunti l’impegno di fronte a un po’ di persone - di mettere giù qualcosa che servisse da base per trovarsi e parlarne tutti insieme.

    Non ci piace la definizione di “terzo soggetto dopo aziende e creativi”? Parliamone.
    Non piace qualcos’altro? Noi di nostro ci abbiam messo un po’ di lavoro e qualche ragionamento ma non ci aspettiamo affatto che la cosa rimanga così com’è parola per parola.

    Però, se da così tanto tempo si cerca di dar vita a questa “cosa”, forse qualche esigenza c’è. E allora vediamo di capire cosa si può e si vuole fare.

    O no?

    Luca V

  5. Pietro Cirsone Dice:

    Ciao Karim,
    sollevi un aspetto fondamentale. Non so se si evince nettamente dai doc, ma spauracchi tipo ADC o noie mortali corporative, poli o sindacati sono esattamente le bestie nere da evitare, come tu paventi.
    Infatti i doc presentati sono un puro strumento di spunto per il lavoro di questo blog. Per commenti tipo i tuoi. No atti fondativi. Siam qua per inventarci un modo per riunire gente che fa sto lavoro e che vuole avvalersi di uno strumento culturale di scambio e riflessione. Qualcosa di pratico. Concreto con intenti informativi e formativi. No pippe da gente frustrata in cerca di pubblico riconoscimento professionale ma scambi veri di materiali e idee, culturali, fra gente che fa un lavoro che vive di scambio e confronto.
    Lo strumento può rimanere anche solo questo spazio, dove avviare iniziative e incontri live. non necessariamente ci serve l’associazione che comunque non va demonizzata se serve allo scopo.
    cia

  6. EsseA Dice:

    Karim,

    in effetti non si pensa tanto di fare un terzo polo corporativo. Anzi, credo che l’APG nasca come riflessione e come strumento sullo strategic planning, e quando si confronterà con creativi o clienti lo farà sul piano degli argomenti e non delle professionalità.
    Trattandosi di uno scambio fra persone e non fra categorie, dovremmo essere al riparo dalle derive auto-celebrative (o piagnistee) in cui a volte incappano i nostri vicini dell’ADCI.

    Al tempo stesso però perchè un APG abbia senso, dev’essere un’arena di relazioni fra planner: potranno essere benvenuti anche architetti, fotografi e mignotte, ma a partire dai temi e dai contesti con cui un planner si confronta ogni giorno. (E che per fortuna sono sufficientemente variegati e stimolanti da non annoiare).

    Ciao

    Stefano

  7. Gaetano Dice:

    Fuori delle logiche corporative, carbonare o da gruppo di autoaiuto, son ben felice che ci sia qualcosa che ci mette insieme: un qualcosa che non dobbiamo, per forza di cose e per il momento, sforzarci di “posizionare”(per una volta…).
    Confrontiamoci online, offline, parliamo, postiamo (si Pietro ho scritto postiamo) e son convinto che in divenire ne uscirà più di un’associazione di stampo “politico”, e si creerà un dibattito che va oltre il recinto del pensiero strategico legato al mondo dei brand.

    Magari, Karim, abbiamo anche qualche buon consiglio sul prossimo libro d’acquistare.

    Ciao.
    Gaetano.

    P.s. Grazie valerio, grazie luca, grazie pietro e grazie stefano per esservi presi la briga di questo difficile start-up e per i primi spunti offerti.

  8. valerio Dice:

    ciao karim

    purtroppo non mi conosci e non puoi sapere che solo al pensiero di adci e sindacati l’orticara a me è già venuta. L’intento non è ASSOLUTAMENTE quello di fare qualcosa che si avvicini alle esperienze da te citate, altrimenti a scrivere non ci sarei io. E mi sembra che i commenti di pietro, luca e stefano che hanno contribuito al via di questa iniziativa te lo confermino. Credo ci voglia comunque un punto di aggregazione, ancorchè minimo e questo dovrebbe essere il planning. Più questo si alza, più screma e non era nelle nostre intenzioni. Il planning è una partenza, poi potremmo e dovremmo discutere di cosa questa materia stia diventando, senza dubbio. Quindi, partendo da questa considerazione che è comunque aperta, ben vengano anche fotografi e soprattutto pornostar ;)

    buon we

  9. Emanuele Dice:

    Bene, finalmente si comincia. Dopo vani tentativi degli anni ‘90 (ma sarebbe stato possibile fare un’associazione di circa 25 persone?) e il censimento che, nonostante la buona volontà di chi se ne è occupato presentava molti vuoti, temevo che tutto fosse nuovamente naufragato.
    Bravi quindi i quattro volonterosi che si sono dati da fare.

    Condivido il white paper, ma sul quale vorrei fare qualche puntualizzazione.
    Premessa: non capisco il punto 1: non mi pare che nell’APG UK il contenitore prevarichi sul contenuto. Dagli inglesi abbiamo molto da imparare, sia nel fare planning che nel fare campagne pubblicitarie (c’è qualcuno che pensa che l’advertising italiana sia all’altezza di quella del Regno Unito? Se c’è abbia la benevolenza di astenersi dalla professione di pubblicitario).
    Mission: il punto 4 è per me estremamente critico e suggerisco di abolirlo. Non vedo questa associazione come una sorta di “terzo polo”. Nelle agenzie esistono come figure professionali solo i creativi e i planner? Siamo d’accordo che insieme siamo i veri “pusher” della marca, ma anche il lavoro dei media planner, degli account e di chi si occupa di produzione va considerato. Poi, sull’autorevolezza di molti creativi diffiderei, come su quella di molti marketer d’azienda. Gli esempi di campagne vergognose sono sotto gli occhi di tutti. A questo proposito suggerirei come tema per una serata una discussione sugli obbrobri della pubblicità italiana odierna.
    E poi, tornando a chi si occupa di marketing aziendale, vorrei ricordare quanto a proposito disse il grande Bill Bernbach: “Ho osservato che più un uomo ne sa di marketing, più è probabile che sia povero nel giudicare gli annunci”.

    Ciao planning people,

    Emanuele

  10. Marco Dice:

    Ciao ragazzi,

    non sonon molto pratico di ADCI, APGUK. PD, BOT e CCT,
    ma non vedo l’ora di poter iniziare a parlare seriamente di planning,

    una stretta di mano,
    Marco.

  11. Lorenzo Dice:

    Siano benvenute le pornostar ma soprattutto gli scopettisti di curling, così come qualsiasi argomento estraneo al planning. L’incontro di più planners può essere utile per approfondire alcuni temi tangenti al nostro lavoro ma piuttosto attuali. Mi piacerebbe chiedere a Rizzolatti di spiegarci qualche possibile connessione tra i suoi “mirror-neuron” e il rapporto col Brand, ad esempio. Oppure a Derren Brown di fare un piccolo show in italia, per provare a rubargli qualche trucco….(per chi ancora non lo conoscesse: http://it.youtube.com/watch?v=ZyQjr1YL0zg). Insomma, il planning in prospettiva può essere un interessante officina di pensiero, magari più nell’ottica di trovare le giuste domande (il riferimento è davvero solo UK? cosa dire di far east e sudamerica, che da un po’ di anni fanno un sacco di cose interessanti? qual’è la loro idea di “strategia”? come attingere al loro fermento? e soprattutto, come aprire un chiringuito in costa rica?) piuttosto che di fornire le risposte. A patto che non si parli di planning (su cui esistono ormai già parecchi testi. Noiosi, peraltro) e che non si formi il solito network utile per chi c’è dentro a prendere contatti (per quello basta il web) ma di grande ostacolo per chi non ne fa parte.

    Per riassumere, sono favorevole alle pornostar e agli scopettisti di curling, purchè i due fenomeni non si verifichino contemporaneamente.

    Lorenzo

  12. Emanuele Dice:

    Sei mesi fa è stato scritto l’ultimo messaggio su questo blog. Poi più nulla. Del resto ricordo che era stato piuttosto faticoso fare un semplice primo censimento durante il quale, così mi è stato riferito, direttori del reparto planning di alcune agenzie si erano rifiutati di fornire il nome dei loro planner. Come definirli? Burocrati senz’anima sarebbe appropriato. E da persone così ci si potrebbe aspettare una rivoluzione del planning e del modo di fare pubblicità in Italia? Ma per carità.
    Questo paese, questo disgraziatissimo paese è vittima di larga parte dei suoi abitanti, attenti al loro misero giardinetto e disinteressati a tutto il resto. I risultati delle recenti elezioni politiche ne sono una conferma.
    Speravo che i giovani planner fossero in grado di realizzare l’APG Italia, ma mi sono illuso. A parte qualche volonteroso entusiasta gli altri pensano al loro giardinetto o sono ostacolati da manager borbonici.

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